Disagio mentale: Luca Abete lancia la sfida al “benegrazismo” alla Parthenope
«Il benegrazismo è diventato una forma di educazione al silenzio: chiediamo ai ragazzi “come stai?” e, senza accorgercene, abbiamo già suggerito la risposta giusta. “Bene, grazie”. Rapida, educata, rassicurante. Soprattutto per noi adulti. Ma falsa e deleteria per tanti giovani italiani.» – È questa l’idea alla base del claim 2026, «Dimmi davvero come stai»: un invito a lasciare da parte le risposte di circostanza e a dare spazio all’ascolto autentico. Luca Abete sceglie di aprire così il suo intervento all’Università degli Studi di Napoli Parthenope presso la sede di Villa Doria D’Angri, dove si è tenuto l’8 ottobre il convegno conclusivo del progetto PRO-BEN PRIMA (dalla Prevenzione alla Riduzione dell’IMpairment Adattivo), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre.
Non un monologo ma un confronto diretto: sul palco, a intervistare Abete è la giornalista Fiorella Anzano. “Continuiamo a parlare di disagio giovanile come se fosse un guasto comparso improvvisamente dentro una generazione. Ma forse dovremmo avere il coraggio di guardare anche tutto quello che abbiamo costruito intorno a loro”, ha proseguito Luca Abete, impegnato da 12 anni nella campagna sociale #NonCiFermaNessuno “Considero prezioso ciò che la Parthenope sta facendo: l’ascolto qui non resta una bella parola da convegno, diventa counseling, psicoterapia, strumenti, percorsi, presenza, punto di riferimento.
È anche quello che proviamo a fare da 12 anni con #NonCiFermaNessuno: non consegnare ai ragazzi motivazione preconfezionata, ma creare luoghi nei quali possano dire persino “non ce la faccio” senza sentirsi sbagliati.” Un intervento che ha lasciato il segno anche tra le autorità presenti accademiche e istituzionali dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, che sono intervenute insieme ai rappresentanti dell’Ordine degli Psicologi della Regione Campania e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, promotori del convegno. Una pioggia di selfie ha chiuso una mattinata che molti ragazzi ricorderanno, e che speriamo possa essere d’aiuto per i giovani. «Perché forse i giovani non hanno bisogno di adulti che abbiano sempre una risposta. Hanno bisogno di adulti abbastanza credibili da restare quando arriva una domanda difficile diversa da quella che vorrebbero sentire» conclude Abete.