Ilaria Meloni – CAGLIARI – 2021

Ilaria Meloni – CAGLIARI – 2021

Ilaria Meloni, 26 anni.

Ha una grande passione per lo sport che ama raccontare e vivere in prima persona.  Sin da quando aveva 5 anni comincia ad andare in bici coi due fratelli gemelli.  Ilaria è la terza di 3 gemelli, un’infezione agli occhi, subito dopo la nascita, comporterà il determinarsi di una forma di ipovisione. Ilaria racconta di non essere in grado di riconoscere una persona o un oggetto da una media o lunga distanza: “Le persone le riconosco dal suono della loro voce o perché sicuramente, senza rendersi conto, ti salutano sempre allo stesso modo (Pacca sulla spalla ecc..).”

Questa condizione non le ha impedito di raggiungere elevati risultati nel percorso di studi e nella sua passione il paraciclismo.

E’ atleta di paraciclismo, gareggia con la sua partner attraverso l’utilizzo di un tandem su strada.

E’ determinata ed entusiasta delle opportunità e dei traguardi, piccoli e grandi.

Ilaria racconta come per lei sia una grande conquista anche prendere il treno per potersi recare all’Università.

 

Si susseguono una vittoria dietro l’altra.

Vittoria della Maglia rosa al “Giro d’Italia Handbike” 2016

Vittoria della prova a cronometro e strada a Marina di Massa 2016

Vice-campionessa italiana paraciclismo ciclocross ottobre 2016.

Doppio titolo italiano su pista a Torino nel km da fermo e nella prova di insegnamento (3km) nel 2018.

Terzo posto nella cronometro e strada nella gara di Paracycling Internetional Parabiago

Campionessa italiana paraciclismo strada 2019 Bassano del Grappa

Vice campionessa italiana paraciclismo cronometro 2019 Marostica

Vittoria nella prova cronometro e strada nella gare di Coppa Europa a Dueville

 

 

Ilaria ha il grande desiderio di diventare una giornalista sportiva.

Per raggiungere questo obiettivo decide di trasferirsi dal suo paese verso la città di Cagliari, lasciando tutte le proprie sicurezze e affrontando la novità di un luogo completamente da scoprire e nel quale orientarsi.

Nel 2013 si iscrive all’Università nel corso di studi di Scienze della Comunicazione, corso svolto prevalentemente attraverso la didattica a distanza, ma anche attraverso approfondimenti con lezioni frontali in presenza.

Il percorso universitario è stato abbastanza agevole”- racconta Ilaria-. “Gran parte del merito, oltre alla disponibilità dei docenti, è attribuibile ai servizi dell’ateneo per l’inclusione e per l’apprendimento (S.I.A.) e al lavoro di tutte le persone che ne fanno parte”.

Altri elementi fondamentali nel raggiungimento del mio excursus universitario sono stati gli ingrandimenti nelle letture, e l’e-learning”.  Ilaria affronta con entusiasmo ogni nuova esperienza, raggiunge buoni risultati negli studi e comincia a sperimentarsi tra le tecnologie e i vari sistemi di comunicazione durante il tirocinio svolto presso Unica Radio, radio interamente curata da studenti ed ex studenti dell’Ateneo cagliaritano.

 

Nel 2017 si laurea in Scienze della Comunicazione e successivamente si iscrive al Corso di Laurea Magistrale in Filosofia e Teoria della Comunicazione.

 

 

Motivazione:

Ilaria Meloni, ipovedente dalla nascita, studentessa universitaria e campionessa paralimpica, rappresenta un esempio di forza e resilienza, davanti agli ostacoli e le sfide che quotidianamente incontra.

Per la motivazione del premio, ci rifacciamo alle sue parole. Quando abbiamo chiesto ad Ilaria quale fosse il suo motto: “La vita mi ha chiamato per essere spettinata”. Ancora nelle parole di Ilaria “Un enorme sforzo, difatti, mi viene richiesto anche per svolgere azioni semplici ed automatiche come muoversi nello spazio o leggere un libro, tuttavia questo non mi impedisce di andare avanti col sorriso progettare 

e sognare in grande nella formazione e nelle passioni”. È proprio cosi che Ilaria affronta la vita, a volte in salita, a volte in discesa ma sempre con il vento in faccia.

Il Rettore Francesco Mola
Università degli Studi di Cagliari

 

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E se per parlare ai giovani smettessimo, per una volta, di parlare dei giovani?
L’#NCFN LAB, il Laboratorio itinerante dei Linguaggi della Comunicazione diretto da Luca Abete, nasce da una scelta semplice ma poco comune: affidare agli studenti idee, sensibilità, strumenti e linguaggi per raccontare ciò che vivono davvero.
Non destinatari. Per una volta finalkmente AUTORI.
Dai contenuti più tradizionali alle provocazioni capaci di generare confronto e viralità, abbiamo scoperto una cosa: quando una generazione smette di subire il racconto e inizia a costruirlo… cambia il risultato.
«La vera resilienza sta nel comprendere fin dove possiamo spingerci.»
Durante il Talk all’Università di Salerno, Asia ha raccontato un percorso fatto di dubbi, paure e condizionamenti. Non ostacoli che l’hanno fermata… ma domande che l’hanno spinta a conoscersi meglio.
Perché a volte crescere non significa diventare più forti.
Significa scoprire risorse che non pensavamo di avere.
Lo scambio in aula ha acceso riflessioni, curiosità e una certezza:
molti limiti fanno rumore solo finché non iniziamo ad attraversarli.
Ed è anche questo il senso di #noncifermanessuno:
non convincerti che puoi tutto.
Aiutarti a scoprire che puoi più di quanto credi.
«Il coraggio più raro è smettere di fingere di stare bene.»
Durante la dodicesima edizione di @noncifermanessuno ho rivolto spesso una domanda semplice: “Dimmi davvero come stai.”
Ho avuto la fortuna di capitare così che molti giovani non soffrono solo per le difficoltà. Soffrono per l’abitudine a nasconderle.
Per paura di apparire fragili.
Di deludere aspettative.
Di sentirsi giudicati.
L’autenticità non è un esercizio immediato.
È un processo. A volte scomodo. Ma necessario.
Perché riconoscere una fatica, una paura o un disagio non significa arrendersi.
Può essere l’inizio del proprio equilibrio.
E forse dovremmo imparare tutti a sostituire qualche risposta automatica con più ascolto reale.
«La timidezza mi impediva di fare tante cose. L’Erasmus mi ha aiutato a superarla.»
Benedetta lo racconta durante l’EuroTalk all’Università degli studi del Molise con una semplicità che arriva forte: aveva paura di non essere all’altezza di un’esperienza più grande di lei.
Poi è partita. E ha scoperto una cosa che spesso dimentichiamo: a volte i limiti non spariscono. Smettono di comandare.
Negli EuroTalk di #noncifermanessuno, insieme a Erasmus+, succede anche questo: si condividono esperienze che parlano di viaggi, sì… ma soprattutto di cambiamenti invisibili.
Perché partire per un altro Paese e tornare con più fiducia in sé stessi… forse è uno dei risultati più belli.
«Sono stato aggredito perchè amavo un ragazzo»
Emanuele ha trasformato uno dei momenti più dolorosi della sua vita in una testimonianza capace di aiutare chi oggi vive paura, pregiudizio o solitudine.
Dal Talk all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, un racconto che non cerca pietà.
Chiede consapevolezza.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per chi ama.
E nessuno dovrebbe affrontare tutto questo da solo.
«Una sera sono scoppiato a piangere come un bambino…»

Spesso si nascondono le lacrime per mostrarsi più forti di quanto realmente si riesce ad essere. Luca durante il talk alla d’Annunzio di Chieti ha chiesto agli studenti presenti: “piangere è liberatorio?”. Le risposte sono state come sempre sincere, autentiche e capaci di stimolare rispetto, ammirazione confronto sereno.
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«Se quel giorno gli avessi chiesto di vederci… forse non si sarebbe tolto la vita.»
Aurora lo racconta all’Università Mediterranea di Reggio Calabria con un peso che resta addosso: il rimpianto di non essere arrivati in tempo.
Perché a volte pensiamo che basti lasciare spazio. E invece qualcuno avrebbe avuto bisogno di una chiamata in più. Di una domanda in più. Di una semplice presenza.
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«A volte il coraggio più raro è fingere di stare bene»
Un invito all’autenticità più volte ribadito da Luca durante questo tour edizione n°12. Le sue parole sono da applausi e sono frutto di anni di ascolto delle sensibilità giovanili! 
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«Ringrazio Dio per essere ancora vivo: tanti ragazzi come me non ce l’hanno fatta!»
Alagie Jallow ha vissuto esperienze terribili in età giovanissima: la perdita dei genitori, la fuga disperata dal suo Paese, mesi di prigionia prima di trovare a Reggio Calabria accoglienza, amore, famiglia. Oggi ha completato gli studi universitari e riceve anche il Premio #noncifermanessuno nell’ottava tappa del tour 2026.
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Poi è partita. E ha scoperto una cosa che spesso dimentichiamo: a volte i limiti non spariscono. Smettono di comandare.
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