Luca Abete

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Luca Abete, ideatore e anima di #NonCiFermaNessuno

Ideato e condotto da Luca Abete, #NonCiFermaNessuno è molto più di un tour universitario: è un laboratorio permanente di ascolto, comunicazione e innovazione sociale che dal 2014 mette al centro i giovani e le loro storie. Attraverso un format capace di coniugare intrattenimento, informazione e formazione, ogni anno crea una rete che coinvolge Università, studenti, istituzioni, aziende e media, dando vita a un dialogo continuo sulle grandi sfide delle nuove generazioni.

 

Con la sensibilità del reporter e l’empatia del comunicatore, Luca Abete guida ogni incontro trasformandolo in un’esperienza di ascolto e confronto. La sua storia personale e professionale diventa il punto di partenza per stimolare il dialogo con gli studenti, affrontando temi come solitudine, ansia, paura del futuro, inclusione, disagio, relazioni e riscatto. Gli appuntamenti di #NonCiFermaNessuno si sviluppano attraverso talk motivazionali che mettono al centro le persone: ogni incontro nasce dall’ascolto delle esperienze dei ragazzi e si trasforma in un confronto autentico, dove le fragilità diventano occasioni di crescita, consapevolezza e resilienza.

Il Laboratorio dei Linguaggi della Comunicazione Giovanile

Tra gli elementi più innovativi dell’iniziativa c’è il Laboratorio dei Linguaggi della Comunicazione Giovanile, che rende gli studenti protagonisti della comunicazione di #NonCiFermaNessuno. Attraverso la produzione di video, interviste, contenuti digitali e attività sul campo, sono loro a raccontare il progetto con i linguaggi della propria generazione, contribuendo a diffonderne i valori e ad amplificarne l’impatto ben oltre gli incontri in presenza.

 

Il Laboratorio nasce da una precisa visione della comunicazione, sviluppata da Luca Abete nel corso della sua esperienza professionale e riconosciuta anche in ambito accademico. Dal 2017, infatti, è Professore ad Honorem dell’Università di Parma nell’ambito del Linguaggio del Giornalismo, un riconoscimento che testimonia il valore di un metodo capace di coniugare rigore, partecipazione e innovazione. È questa impostazione a rendere il Laboratorio un’esperienza formativa concreta, nella quale gli studenti non sono semplici destinatari di un messaggio, ma diventano comunicatori consapevoli e ambasciatori dei valori della community.

Perché hai pensato di parlare ai ragazzi di sconfitte, difficoltà, battute d’arresto?

“Ai ragazzi viene detto sempre di diventare i migliori ad ogni costo. Nel cammino verso il successo, però, non mancano gli ostacoli e nessuno cerca di illustrare loro un metodo, un approccio utile a non risentire delle inevitabili difficoltà che la vita ci pone davanti e che, alla loro età, rischiano di avere conseguenze devastanti”.

E i ragazzi, notoriamente scettici, seguono volentieri le parole di un adulto di successo?

“Inizialmente i ragazzi mi vedono come un estraneo ma vengono in aula in tanti incuriositi dal tour. Bastano poi pochi minuti per accorciare le distanze ed entrare in sintonia. Il mio approccio è confidenziale, cordiale. Non gradirebbero mai l’ennesima lezione di vita, ma apprezzano tanto una chiacchierata tra amici, in cui mi racconto senza filtri, sorvolando sui traguardi raggiunti, soffermandomi su tutte quelle volte che pensavo di non farcela”.

Parlando di sconfitte, quindi, hai raggiunto un traguardo importante, un altro successo!

“Il successo non è mio: c’è una community che cresce, dei valori che si diffondono, un dibattito che si alimenta e corre veloce sulle linee più appassionanti e vicine al mondo giovanile. E’ un bel percorso per tanti, incluso me”

E non mancano i riconoscimenti prestigiosi.

“All’inizio l’idea di entrare nelle università italiane per parlare di questi argomenti incontrò non poche resistenze. Poi, all’immediato entusiasmo degli studenti, si è aggiunto quello del mondo accademico. Poi sono arrivati i patrocini dei Ministeri, la medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il titolo di Professore ad honorem all’Università di Parma, ma il più emozionante è stato l’incontro con Papa Francesco”.

Dagli incontri nelle aule universitarie ad una community sui social network, qual è stato il percorso?

“Ho pensato a questo tour come un qualcosa che abbracciasse il fascino delle emozioni che solo un incontro dal vivo può dare, sfruttando però le potenzialità delle forme di comunicazione più diffuse tra i ragazzi. E’ nato così un vero e proprio laboratorio di tecniche di comunicazione che ha utilizzato la fotografia in tutte le sue forme, i video per raccontare, dialogare e divertire, e poi i meme, le radio universitarie e la musica. Abbiamo anche realizzato un brano, Non Ci Ferma Nessuno, che riporta i valori della campagna sociale in musica, che è stato un successo anche nelle radio italiane”.

Poi è arrivata la pandemia: non vi siete fermati, ma #noncifermanessuno è cambiato.

“Le condizioni per incontrare gli studenti in aula non c’erano più, così, come la filosofia del format vuole, ne abbiamo approfittato per trasformare un impedimento in un’occasione di crescita e sviluppo. E’ nato così #Noncifermanessuno Italia Talk. Gli incontri sono avvenuti in streaming, coinvolgendo numerosi ospiti che hanno contribuiranno ad ampliare l’offerta di messaggi utili ai ragazzi che potranno intervenire ed alimentare il confronto”.

L’idea di assegnare un Premio com’è nata?

“Mi piaceva l’idea di dare un valore alle tante storie che restano sconosciute e che invece possono essere di grande aiuto per chi le ha vissute e per chi ne viene a conoscenza. Divulgare il valore del gesto coraggioso, generoso e utile al prossimo è una missione nella quale credo fortemente anche per indirizzare in modo valido le nuove generazioni”.

Ai ragazzi viene offerto, quindi, uno stimolo alla crescita personale ma anche un ventaglio di opportunità.

“Col tempo #noncifermanessuno è diventato un contenitore che suggerisce opportunità concrete da vivere in diverse modalità. Grazie alla collaborazione di alcuni partner riusciamo a offrire esperienze formative, accessibilità a vantaggi esclusivi o occasioni di confronto molto apprezzate”.

La solidarietà resta comunque un aspetto significativo del format…

“La crescita dei ragazzi passa anche dallo sviluppo della loro sensibilità sui temi solidali. Avere una platea, fisica o virtuale, è una grande occasione per sostenere chi opera nel sociale. Per questo raccogliamo beni e sosteniamo da sempre l’attività del Banco Alimentare e divulghiamo le giuste pratiche per ridurre lo spreco di cibo in Italia. Abbiamo contribuito alla divulgazione dell’impegno della Federazione delle associazioni delle persone con malattia rare e alla sensibilizzazione sulle tematiche dell’economia circolare dei rifiuti tramite il riciclo della plastica e dell’ecosostenibilità.”.

Quale sarà il futuro di questo format?

“Sarebbe bello parlare di motivazione contro il bullismo e cyberbullismo ai bambini delle elementari. Mi piacerebbe, poi, dare un valore alle tante storie che restano sconosciute e invece possono essere da esempio alle nuove generazioni”.

«Gli eroi spesso non hanno il mantello»
Luca, durante il talk all’Università Insubria di Varese, ha lanciato una provocazione semplice: e se fossimo molto più coraggiosi di quanto crediamo?
Invece di misurarci per ciò che non siamo ancora diventati, potremmo iniziare ad apprezzare tutto ciò che abbiamo già superato.
Perché spesso non ci manca il valore.
Ci manca la capacità di riconoscerlo.

#noncifermanessuno
«Che senso ha vivere senza aver vissuto davvero?»
Noemi ha un disturbo dell’apprendimento e per troppo tempo si è sentita sbagliata, in ritardo, diversa dagli altri.
Oggi ha scelto di non misurarsi più con i confronti o con le etichette. Ha scelto di vivere la propria vita fino in fondo.
Lo ha raccontato davanti a 300 studenti durante il talk all’Università d’Annunzio di Chieti, lasciando un messaggio semplice ma potente: non serve essere come gli altri per sentirsi all’altezza della propria storia.
La solitudine non si vede sempre.

Per questo abbiamo chiesto ai passanti di fermarsi cinque minuti con un ragazzo con disabilità che si sentiva solo. Nessun trucco, nessuna richiesta impossibile: solo una conversazione e un abbraccio.

Le reazioni raccontano molto più di mille parole.

Perché ogni giorno abbiamo una scelta:
ignorare chi abbiamo davanti o regalare un po’ del nostro tempo.

Guarda il video fino alla fine.

E poi dicci una cosa:
❤️ tu da che parte stai?

#NonCiFermaNessuno #EsperimentoSociale #Solitudine #Inclusione #Gentilezza Empatia Valori HumanConnection
«Ho tentato il suicidio il giorno del mio ventesimo compleanno.»
Nell’aula dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria è calato il silenzio quando Elisa ha condiviso una delle pagine più dolorose della sua vita.
Poi il racconto ha preso un’altra direzione.
L’incontro con i bambini le ha fatto scoprire una parte di sé che non conosceva ancora. Da lì la scelta di iscriversi a Scienze dell’Educazione e di costruire un percorso più vicino alla sua sensibilità.
La sua storia ci ricorda una cosa importante: a volte, il punto più buio della nostra vita può anche portarci alla scoperta di una nuova versione di noi stessi.
«Non è una gara a chi arriva prima: è una gara a chi arriva meglio!»
Durante il talk all’Università d’Annunzio di Chieti, Luca ha raccontato una scelta che molti considererebbero un fallimento: lasciare Architettura quando mancava solo la laurea da discutere.
In realtà era un passo verso sé stesso.
Perché a volte il vero rischio non è cambiare strada.
È restare su quella sbagliata solo per paura di deludere le aspettative.
Provare, sbagliare, cambiare idea, scoprirsi.
Spesso il talento non si trova.
Si incontra camminando.
«La società mi mette ansia: mi fa sentire sempre in ritardo.»
Chiara lo ha raccontato durante il talk alla Sapienza di Roma. Una scelta universitaria rivelatasi sbagliata, due anni da ripensare e la sensazione di vedere gli altri andare avanti mentre lei restava indietro.
Poi ha capito una cosa che dovremmo ricordarci più spesso:
non esiste una tabella di marcia uguale per tutti.
Esiste il proprio percorso.
Il proprio tempo.
Il proprio passo.
E non si è mai in ritardo quando si sta andando nella direzione giusta.
«Molte volte mi hanno detto: “depressa di m…!”»
Le parole possono ferire più di quanto immaginiamo.
Possono trasformarsi in etichette, sensi di colpa, giudizi che finiscono per pesare ogni giorno.
Giada racconta la sua adolescenza difficile con coraggio e sincerità. Luca la ascolta e le restituisce una riflessione capace di andare oltre il singolo episodio, trasformando una storia personale in uno spunto utile per tutti.
Otto tappe. Otto università. Migliaia di storie, sorrisi, emozioni.
Il tour #NonCiFermaNessuno si conclude, ma l’energia vissuta insieme continuerà a viaggiare con noi.

Grazie a ogni studente che ha condiviso sogni, paure e voglia di ripartire.
Ci avete ricordato che insieme si può davvero fare la differenza. ❤️

Alla prossima avventura.
#LucaAbete #Tour2026 #Università #Motivazione Studenti
«Abbiamo sbagliato metrica: i ragazzi non si misurano con i voti e i risultati raggiunti.»
Al termine del tour universitario 2026, Luca Abete ha condiviso una riflessione che nasce dall’ascolto di migliaia di studenti incontrati lungo il percorso.
Equilibrio, coraggio, autenticità, capacità di affrontare le difficoltà e di chiedere aiuto: sono anche questi i parametri con cui dovremmo imparare a riconoscere il valore di una persona.
Troppo spesso continuiamo a valutare i giovani per ciò che producono, dimenticando ciò che vivono.
E quella che oggi chiamiamo emergenza non è altro che il segnale di un approccio che, per troppo tempo, ha trascurato il tema della salute mentale invece di affrontarlo davvero.
Jasmine ha una disabilità visiva che non le ha impedito di mettersi in gioco, crescere e conquistare importanti soddisfazioni in diversi ambiti della sua vita.
Quella che lei definisce una “vita piena” è molto più di un’espressione: è un modo di guardare alle possibilità invece che ai limiti, alle opportunità invece che agli ostacoli.
Un messaggio potente che Luca Abete ha voluto sottolineare tra gli applausi delle studentesse e degli studenti dell’Università degli Studi di Palermo.
Perché una vita piena non è una vita perfetta.
È una vita vissuta fino in fondo.
Scrivere quella parola che ferisce. Poi strapparla.
È questo l’esperimento che abbiamo portato nelle università durante il tour 2026.
Un gesto semplice che non cancella il dolore, ma ricorda una cosa: le parole possono lasciare segni… solo se permettiamo loro di raccontare chi siamo.
Mattia oggi sceglie altro: vivere, andare oltre, trasformare anche le ferite in possibilità.

«Gli eroi spesso non hanno il mantello»
Luca, durante il talk all’Università Insubria di Varese, ha lanciato una provocazione semplice: e se fossimo molto più coraggiosi di quanto crediamo?
Invece di misurarci per ciò che non siamo ancora diventati, potremmo iniziare ad apprezzare tutto ciò che abbiamo già superato.
Perché spesso non ci manca il valore.
Ci manca la capacità di riconoscerlo.

#noncifermanessuno
«Che senso ha vivere senza aver vissuto davvero?»
Noemi ha un disturbo dell’apprendimento e per troppo tempo si è sentita sbagliata, in ritardo, diversa dagli altri.
Oggi ha scelto di non misurarsi più con i confronti o con le etichette. Ha scelto di vivere la propria vita fino in fondo.
Lo ha raccontato davanti a 300 studenti durante il talk all’Università d’Annunzio di Chieti, lasciando un messaggio semplice ma potente: non serve essere come gli altri per sentirsi all’altezza della propria storia.
La solitudine non si vede sempre.

Per questo abbiamo chiesto ai passanti di fermarsi cinque minuti con un ragazzo con disabilità che si sentiva solo. Nessun trucco, nessuna richiesta impossibile: solo una conversazione e un abbraccio.

Le reazioni raccontano molto più di mille parole.

Perché ogni giorno abbiamo una scelta:
ignorare chi abbiamo davanti o regalare un po’ del nostro tempo.

Guarda il video fino alla fine.

E poi dicci una cosa:
❤️ tu da che parte stai?

#NonCiFermaNessuno #EsperimentoSociale #Solitudine #Inclusione #Gentilezza Empatia Valori HumanConnection
«Ho tentato il suicidio il giorno del mio ventesimo compleanno.»
Nell’aula dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria è calato il silenzio quando Elisa ha condiviso una delle pagine più dolorose della sua vita.
Poi il racconto ha preso un’altra direzione.
L’incontro con i bambini le ha fatto scoprire una parte di sé che non conosceva ancora. Da lì la scelta di iscriversi a Scienze dell’Educazione e di costruire un percorso più vicino alla sua sensibilità.
La sua storia ci ricorda una cosa importante: a volte, il punto più buio della nostra vita può anche portarci alla scoperta di una nuova versione di noi stessi.
«Non è una gara a chi arriva prima: è una gara a chi arriva meglio!»
Durante il talk all’Università d’Annunzio di Chieti, Luca ha raccontato una scelta che molti considererebbero un fallimento: lasciare Architettura quando mancava solo la laurea da discutere.
In realtà era un passo verso sé stesso.
Perché a volte il vero rischio non è cambiare strada.
È restare su quella sbagliata solo per paura di deludere le aspettative.
Provare, sbagliare, cambiare idea, scoprirsi.
Spesso il talento non si trova.
Si incontra camminando.
«La società mi mette ansia: mi fa sentire sempre in ritardo.»
Chiara lo ha raccontato durante il talk alla Sapienza di Roma. Una scelta universitaria rivelatasi sbagliata, due anni da ripensare e la sensazione di vedere gli altri andare avanti mentre lei restava indietro.
Poi ha capito una cosa che dovremmo ricordarci più spesso:
non esiste una tabella di marcia uguale per tutti.
Esiste il proprio percorso.
Il proprio tempo.
Il proprio passo.
E non si è mai in ritardo quando si sta andando nella direzione giusta.
«Molte volte mi hanno detto: “depressa di m…!”»
Le parole possono ferire più di quanto immaginiamo.
Possono trasformarsi in etichette, sensi di colpa, giudizi che finiscono per pesare ogni giorno.
Giada racconta la sua adolescenza difficile con coraggio e sincerità. Luca la ascolta e le restituisce una riflessione capace di andare oltre il singolo episodio, trasformando una storia personale in uno spunto utile per tutti.
Otto tappe. Otto università. Migliaia di storie, sorrisi, emozioni.
Il tour #NonCiFermaNessuno si conclude, ma l’energia vissuta insieme continuerà a viaggiare con noi.

Grazie a ogni studente che ha condiviso sogni, paure e voglia di ripartire.
Ci avete ricordato che insieme si può davvero fare la differenza. ❤️

Alla prossima avventura.
#LucaAbete #Tour2026 #Università #Motivazione Studenti
«Abbiamo sbagliato metrica: i ragazzi non si misurano con i voti e i risultati raggiunti.»
Al termine del tour universitario 2026, Luca Abete ha condiviso una riflessione che nasce dall’ascolto di migliaia di studenti incontrati lungo il percorso.
Equilibrio, coraggio, autenticità, capacità di affrontare le difficoltà e di chiedere aiuto: sono anche questi i parametri con cui dovremmo imparare a riconoscere il valore di una persona.
Troppo spesso continuiamo a valutare i giovani per ciò che producono, dimenticando ciò che vivono.
E quella che oggi chiamiamo emergenza non è altro che il segnale di un approccio che, per troppo tempo, ha trascurato il tema della salute mentale invece di affrontarlo davvero.
Jasmine ha una disabilità visiva che non le ha impedito di mettersi in gioco, crescere e conquistare importanti soddisfazioni in diversi ambiti della sua vita.
Quella che lei definisce una “vita piena” è molto più di un’espressione: è un modo di guardare alle possibilità invece che ai limiti, alle opportunità invece che agli ostacoli.
Un messaggio potente che Luca Abete ha voluto sottolineare tra gli applausi delle studentesse e degli studenti dell’Università degli Studi di Palermo.
Perché una vita piena non è una vita perfetta.
È una vita vissuta fino in fondo.
Scrivere quella parola che ferisce. Poi strapparla.
È questo l’esperimento che abbiamo portato nelle università durante il tour 2026.
Un gesto semplice che non cancella il dolore, ma ricorda una cosa: le parole possono lasciare segni… solo se permettiamo loro di raccontare chi siamo.
Mattia oggi sceglie altro: vivere, andare oltre, trasformare anche le ferite in possibilità.